Chiese



CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

 

L’attuale chiesa di San Michele Arcangelo in realtà è l’antica chiesa del SS. Sacramento fatta erigere dall’omonima Confraternita tra 1680 e 1682.
L’antica Pieve di San Michele Arcangelo si trovava poco distante l’attuale e fin dal XII secolo divenne Pieve di Citerna dove vi era il fonte battesimale. La chiesa crollò definitivamente durante il terribile terremoto che colpì il paese e tutta l’Alta Valle del Tevere nel 1917 ma già nel 1810 l’officiatura era stata spostata dalla pieve di San Michele alla vicina chiesa del SS. Sacramento.
L’Attuale chiesa di San Michele Arcangelo ha un’architettura molto semplice provvista di una scarna facciata a capanna con rosone centrale e una pianta a croce latina ad unica navata nella quale si affacciano sei cappelle; il coro della chiesa è quadrato e sormontato da volta a botte.
Al suo interno conserva importanti e pregevoli opere d’arte realizzate dal XVI al XX secolo.
Nella prima cappella di sinistra è un olio su tavola di San Nicola da Tolentino ed anime del Purgatorio, (secc. XVII-XVIII) e in alto Salomone tra concubine (secc. XVII-XVIII). Nella seconda è una ceramica invetriata raffigurante una Madonna con Bambino (sec. XVI-XVII) ritenuta opera di Giovanni della Robbia; la scultura proviene dalla Cappella dell’Immacolata Concezione fatta costruire dall’omonima Confraternita attaccata all’antica Pieve di San Michele e purtroppo fu distrutta durante il terremoto del 1917. Nella terza cappella è invece una tela raffigurante San Michele Arcangelo (sec. XX).
Nella prima cappella di destra è un olio su tavola raffigurante Santa Lucia e Sant’Antonio da Padova e San Felice da Cantalice (sec. XVII) e il alto una tela con Mosè salvato dalle acque (secc. XVII-XVIII); nella seconda è una statua votiva in cartapesta sormontata da una tela raffigurante il Padreterno (sec. XVIII); nella terza cappella è collocato un quadro della Vergine.
L’opera più significativa di questa chiesa è sicuramente la Crocifissione (1570, olio su tavola, cm 334x212) di Niccolò Circignani detto il Pomarancio sistemata, dopo un lungo ad accurato restauro, nella cappella del transetto destro. Nella parte superiore della pittura è la Crocifissione di Cristo circondato da quella dei due Ladroni; nella parte bassa, invece, in primo piano la Vergine addolorata circondata da un turbinio di circa quaranta persone. L’opera è datata in basso a destra: Nicolaus Circignanus de Pomarancio Pinxit e Giannis Petri Meozi amore dei opus hoc fieri fecit 1570. Una curiosità è data dalla presenza di uno strano personaggio vestito di rosso, un po’ scuro di pelle e con gli occhiali sul proprio viso visto dalla critica come possibile personaggio demoniaco con le sembianze stesse dell’artista.

 

Madonna con Bambino di Giovanni della Robbia (XVI-XVII sec)                                                 

CHIESA DI SAN FRANCESCO

 

Il primo insediamento francescano a Citerna era un piccolo convento costruito fuori della cinta muraria che venne gravemente danneggiato da un incendio nel 1316; in seguito i frati ne ricostruirono un altro poco distante che prese il nome di Convento degli Osservanti.
Durante la seconda metà del ‘400 i frati decisero di spostare il loro Convento all’interno del Borgo di Citerna e ampliarono una piccola chiesetta già esistente all’interno della cinta muraria, che veniva regolarmente officiata ogni domenica.
L’attuale struttura, quindi, che si affaccia maestosa lungo Corso Garibaldi, è stata ricostruita nel XV secolo, insieme all’annesso convento, sopra una preesistente costruzione; resti di quest’ultima si possono infatti intravedere nella parte bassa della facciata. Il convento è ora sede del Comune di Citerna e la chiesa è chiusa al pubblico perché in fase di restauro e consolidamento.
La chiesa ha una pianta a croce latina ed è considerata una sorta di “chiesa museo” perché al suo interno conserva opere di pregevole valore artistico e nei prossimi mesi verrà riaperta ai visitatori.
Lungo le pareti della navata ci sono quattro altari realizzati in legno e ricoperti d’oro in tipico stile barocco che ospitano opere interessantissime.
Nel primo altare di sinistra, infatti, è una tela ad olio nella quale è dipinta un’Annunciazione di autore ignoto (sec. XVII); nel secondo è una tela con rappresentato un Santo francescano che sostiene San Giovanni, l’Immacolata e il profeta Isaia (sec. XVII).
Lungo la parete della navata di destra possiamo vedere altri due altari e una nicchia con un pregevole affresco. Nel primo altare e nel secondo altare due opere attribuite a Simone Ciburri (?-1624) allievo del Bandiera: rispettivamente nel primo è una tavola con Madonna con Santi e nel secondo invece Sant’Antonio da Padova. L’opera della Madonna con Santi si divide n due parti; in quella inferiore un panorama che sembra perdersi all’infinito affiancato da San Carlo Borromeo e San Nicola di Bari. Nella parte superiore è la Vergine con il Bambino tra le nuvole. Nel Sant’Antonio da Padova, in alto a destra, possiamo ammirare Citerna come appariva nel 1500 vista dalla piana di Sansepolcro.
Accanto ai due altari possiamo ammirare una nicchia con un affresco raffigurante la Vergine e il Bambino con San Michele Arcangelo e San Bernardino da Siena sormontati da due angeli che spargono dei fiori sopra il capo di Maria attribuito a collaboratori di Luca Signorelli e nello specifico a Tommaso Bernabei detto il Palpacelo (1500c.-1559).
L’altare maggiore è situato al centro della navata ed è ornato di candelieri e reliquari finemente lavorati ed è dietro di questo che trova collocazione il maestoso Coro ligneo, realizzato in noce (sec. XVI), dotato di 25 scanni e di un monumentale leggio. Al centro del Coro era collocata una Madonna con Bambino scolpita in terracotta dipinta attribuibile a Donatello.
Nella parete di fondo del transetto sinistro ci troviamo di fronte al maestoso altare ligneo del SS. Crocifisso al centro del quale è un Crocifisso ligneo di stile bizantineggiante e pare che la sua datazione risalga addirittura al 1200. Dietro lo stesso c’è una tavola con la raffigurazione della Madonna e del San Giovanni ambientati in un bel paesaggio e ai lati altre due tavole con San Francesco e San Girolamo; tutto il complesso pittorico è stato attribuito a Raffaellino del Colle (Sansepolcro 1490-1566).
A destra dell’altare del SS. Crocifisso vi è quello dedicato a Santa Maria Maddalena che ospita una tempera su tavola con la Deposizione dipinta da Nicolò Circignani detto il Pomarancio (1530/35c.-1592), firmata e datata 1570 sulla pietra in basso a destra. L’opera è divisa in due parti: in quella superiore la deposizione dalla croce del corpo di Cristo ormai morto e in basso lo svenimento della Vergine sorretta da Sant’Anna e Maria Maddalena.
Sul transetto di destra sono altri due altari; nel primo possiamo ammirare una tavola con Cristo in Gloria attribuita ancora a Raffaellino del Colle e sul secondo è una tavola una Madonna in trono e Santi (sec. XVI) di autore ignoto.

 NICOLò CIRCIGNANI detto il "POMARANCIO"

Nicolò Circignani era detto il Pomarancio, perché prese il nome da Pomarance, il Borgo in cui nacque tra il 1530 e il 1535 circa.
Dalle fonti storiche non emergono notizie sufficienti per tracciare la sua vita prima del 1544; proprio in uest'anno risulta iscritto nell’estimo catastale del Comune di Ripomarance. Anche in merito ai suoi primi spostamenti da allievo, la critica ha mosso varie ipotesi; si pensa che si sia fermato prima a Volterra, come discepolo di Daniele da Volterra e poi a Firenze, come allievo di Santi di Tito.
Di certo è che tra 1562 e 1563 Pomarancio collaborò a Roma con Santi di Tito e Giovanni de’ Vecchi agli affreschi del Casino di Pio IV e alla terza sala del Belvedere nei Palazzi Vaticani. Nel 1568 ancora Giorgio Vasari lo ricorda come “pittore giovane” nelle sue Vitae.
La sua vita artistica riscontrò molto successo nei contemporanei e ciò è dimostrato da alcuni fatti importanti: ricevette numerose commissioni, inoltre in ben tre città nelle quali operò - Volterra, Città di Castello e Città della Pieve - fu insignito del titolo di cittadino onorario e addirittura dal 1581 risulta iscritto alla prestigiosa Accademia di San Luca, istituzione che accoglieva solamente artisti di una certa notorietà.
Nelle sue opere riuscì a saper recepire, assorbire e mescolare il linguaggio degli artisti toscani, romani, umbri, fiamminghi con cui venne in contatto, dimostrando una straordinaria abilità nel dipingere la MANIERA.
Il pittore lavorò molto nell’Alta Valle del Tevere dove è documentato tra 1570 e 1577; proprio nel nostro territorio entra in contatto con l’Ordine Francescano per il quale realizza molte pale d'altare destinate alle varie chiese del comprensorio tra cui quelle di Citerna, Città di Castello, Umbertine.

 

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